Cimabue

Il Maestro nascosto: Cimabue

 

Non sono in molti, tra i profani della storia dell'arte, a ricordarsi di Cenni di Pepo, più comunemente conosciuto come Cimabue. Le sue opere, di immensa, straordinaria bellezza, vennero in qualche modo adombrate da quelle del suo più famoso apprendista, Giotto, al punto tale che persino Dante, nella Divina Commedia, dedicò una serie di terzine a come l'opera dell'allievo avesse destinato quella del maestro, ingiustamente, quasi all'oblio. 

 

Nonostante ciò, il peso dell'opera di Cimabue nell'evoluzione e nella storia dell'arte Italiana, e in quella delle tecniche d'affresco, è da considerarsi inestimabile.  

Ad essere sinceri, senza Cimabue e il suo stile, Giotto mai avrebbe potuto creare i suoi capolavori: al tempo di Cimabue, la pittura Italiana era ancora profondamente influenzata dall'arte bizantina, caratterizzata dall'ampio uso di pigmenti d'oro e dalla ieraticità delle sue figure (un esempio altissimo di arte bizantina in Italia può essere ammirato nella Basilica di San Vitale a Ravenna). Come tutti i suoi contemporanei, anche Cimabue imparò l'arte da maestri Bizantini e Greci, ma riuscì a trascendere i loro insegnamenti con estro e creatività: volumi e movimento, molto spesso enfatizzati dai drappeggi plastici dei vestiti delle figure dipinte, e l'utilizzo di colori vividi, contribuirono a creare figure viventi e piene di emotività. Per la prima volta dai tempi in cui l'arte Romana aveva dominato il mondo, la pittura diventava di nuovo lo specchio delle emozioni umane e dei sentimenti. 

 

 

È per queste ragioni che Cimabue può essere considerato un vero innovatore della pittura italiana. Fu il Vasari, nel XVI secolo, ad attribuirgli parte dei cicli affrescali nelle Basiliche Superiore ed Inferiore di San Francesco, ad Assisi, un tempo unicamente attribuiti a Giotto (creatore, però, dei cicli rigurdanti la vita del santo). 

Tra le altre opere del Cimabue risalta la Croce nella Chiesa di San Domenico, ad Arezzo, datata intorno al 1270, soprattutto per la centralità della sofferenza del Cristo nell'opera, una sofferenza che esalta l'umanità del Cristo stesso. 

 

 

Famosissimi, come detto, sono i cicli affrescali da lui prodotti nelle Basiliche di san Francesco ad Assisi. Nella Volta degli Evangelisti (Basilica Superiore), sono visibili sette dei suoi affreschi più caratteristici. Gli  altri sono raccolti in tre cicli: quello delle Storie della Vergine, formato da otto affreschi, quello delle Scene Apocalittiche (sette affreschi) e quello delle Storie Apostoliche, composto da cinque affreschi. Due affreschi della Crocifissione, dipinti nei transetti della Basilica Superiore, completano il lavoro di Cimabue nel complesso Francescano di Assisi. 

 

 

Sfortunatamente, molte delle opere di Cimabue sono giunte a noi in condizioni non ottimali: il pittore era abituato ad apportare ritocchi e modifiche agli affreschi con colori a tempera che, con il passare dei secoli, hanno perso stabilità. Il bianco usato per evidenziare dettagli si sta lentamente trasformando in nero a causa dell'ossidazione. Il tragico terremoto del 1997 non ha certamente migliorato le cose, provocando il collasso di molti dei muri portanti che sostengono gli affreschi.